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Ringrazio la redazione e Deborah Mega in particolare per aver scelto e curato alcuni testi miei su Limina Mundi:

per leggere clicca qui

(titolo d’inverno)

[quando sparisci ti spogli
che il tuo seno è
un mare di tempo, e
nient’altro di me dentro
la frequente erotica bellezza
del mondo, ma lentamente]

(.)

una mattina nella mia bocca. e
ricadenzare un viso. forse
una frangente di seno basterebbe.
un luogo, inavvertitamente,
non lontano dal cuore

.

Solo un lieve malore di cortili, e un ricamo di rami. E voci nelle strade come tendaggi incriminati dal vento.
Ma non è ancora campagna, e nemmeno bosco. Forse solo l’infelicità delle sillabe dimenticate di dire. Come questo paese privo di case, e mio, dove i pontili che non vedi si allungano per ore nel lago. Come certe poesie abbandonate sul mio tavolo. Qui, ora. Punibili passaggi da un cielo all’altro.
Ad un altro che non c’è

……

piove. e sono
un tremato di seni
le foglie in giardino.
tu che improvvisi bassa,
e il cielo fino all’ultimo

piccoli orti sul ciglio
di provinciali trafficatissime.

ci potrebbero essere anche fiori,
belli e indecenti, appena sopra
ogni cattiva idea del mondo

si fermava affinché potesse andare. e poi gli anni di una casa, una finestra sopra una piccola sedia, la schiena dei colori, il ciglio dei prati incontro al vento, una voce nelle mani come un seno che lo tocca, orti brevissimi di ringhiera sul lago, qualche favola prima di cena e un po’ di buio nelle ore assolate, tutta quella frutta dei capelli di lei mai a picco sul mare, il poco universo sotto gli occhi chiusi che faceva l’azzurro sterminato del cielo.

tutto questo gli restava, soltanto quello.
il permesso di un viso

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