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Archive for aprile 2010

 

[tre righe per nessuno]

d’inconsapevole bellezza,
il pianto sereno che si sbaglia,
o come una giornata muta

 

(29.04.10)

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[forse per autoritratti]

nessuno s’era accorto
di nulla. le finestre
dicevano ma negli interni
nessuno sentiva. fuori
i rari passanti. chi
trovava un portone, chi
lasciandosi passare
per statue. forse pioveva,
forse. tutti restavamo con
i piedi per terra, colti
all’improvviso dal cielo

(26.04.10)

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[senza la voglia di cercare un titolo]

rimango spesso in casa
senza aspettare mai nessuno,
una donna, un rumore dal
giardino, un gocciolare
improvviso sui piatti sporchi,
e nemmeno una poesia.
resto lì come si resta,
così che si possa sparire
in quella mia altezza sbagliata
dentro il cuore delle cose

(19.04.10)

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[piccola poesia prodiga di sentimenti]

il piccolo sembrava
avesse partorito un’intera
epoca, c’era solo incertezza
sull’orario dei pentimenti,
pensava che le cose
se sbagli a consolarle
potrebbero durare a lungo,
le diceva per sempre.
e quasi poteva stringersi
in un pugno, farsi più bambino
di suo figlio, arrivare in fondo
ad ogni sera per dipingere
nei piatti cibi prodigiosi

(questa mattina)

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[tentativo di poesia improvvisa e
marginale]

non è certamente qui. il carico di una poesia, il peso
di una persona amata fino a notte, quella prima luce
che s’infila spaesata tra le persiane, non è
certamente qui, questo coricarsi nella mattina.
tra qualche sponda più in là, o forse solo poco più in alto,
il lago non ci sarà più, così il dolore di scrivere
cose piene e leggerissime, benché ogni mattina il lago
riempia le sponde di sempre, e non muti nulla,
gli amanti perbene delle domeniche pomeriggio
(purché ci sia il sole, purché ci siano delle mani
da intrecciare) e non certamente qui,
dove noi torniamo, deserti e consapevoli, ad osservarli
appena più in alto di noi, dove il peso di tutte le poesie,
il tuffo quasi per gioco nelle acque dileguate

(12.04.10)

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[breve ritratto da donna] (questa sera, soltanto)

fuori il giardino
non sapeva di nulla,
né odori o gemiti, e
neppure cuori semplicissimi
o poesie terribilmente
d’amore

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