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Archive for marzo 2010

 

le giuste diottrie
di una stanza
abbandonata tenerezze
quasi e quel loro
bianchi ed enormi
sul tatto della
lingua, lenzuola sui
crinali dell’
acquaio (e si bastassero),
come quando se
ne vanno e
le mani rimaste

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Poesia che spiega, o forse perché non serve

se ti scrivessi: piove, e restano
in piedi, come aspettassero qualcosa
dal cielo, o da cielo a cielo, e ti
scrivessi: è tempo di disegnare
giardini verdissimi dove non piove
mai, e restano seduti, come
aspettassero qualcosa dalla fine
dei loro pensieri, o da tutti
i tramonti che hanno dimenticato

tuttavia piove, e piove davvero,
come aspettassero qualcosa così
da scrivere che piove da
quella distanza da cielo a
cielo che è pari a zero, e dunque
nulla cade, nemmeno le loro mani
e le loro bocche, e quei
giardini verdissimi rimasti
senza parole

sono le 6.46 di questa mattina, e
cade da un posto sbagliato la luce
che fa un rumore di pioggia, e non
sanno come restare, quasi
aspettassero qualcosa

ed il cielo non s’è mosso, più
esattamente è tornato al punto
di prima

 

(30 marzo, di mattina, quando molte persone non leggono mai un
poesia)

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[manifesto pubblicitario n. 0]

manif. pubbl. n. 0

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(elogio della noncuranza)

[le mie dimore,
ed i fanali accesi
quand’è mattina,la logica che
non sappiamo, che
dilegua seriamente,
come mai la tristezza]

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