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Archive for the ‘* appunti prima che sia tardi *’ Category

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(appunto sull’attimo così felice)

non so da cosa tu inizi quando lui si siede.
l’infelicità finita in un caso di luce,
l’eventuale voce dopo il frantume,
l’ansia dell’ancora l’istante che va giù,
o lampi e nient’altro

(tuttavia se solo lo osservassi
con una certa insistenza
l’attimo che lui scrive –
gli si contano
le vertebre soltanto,
penseresti)

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*

(dal basso e sordi
si gettano sorsi di luoghi
tenuti in vita perché
nulla cada sul vero) o

rami di frutteti da quella parte
che passano, dove le foglie
ignorano il posto che germina,
e ci vorrà un po’ di tempo
per capire se i frutti poi, o
anche solo voci gaie di raccolti
staccheranno infine il volo

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*

(tutto, purché tu sia felice)
una distesa di giorni
da attraversare di corsa,
ad occhi chiusi, a fari spenti.
(e finiremmo per crederci)
come si muove tra le altre
sottovento e controsole
la strada che mai accosta,
e non si dà pensiero

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*

(tentativo di un appunto che non c’è)

– basta non gridare, ti scrissi.

vedremo al massimo l’atto che inizia e
non più in là della vestaglia dell’alba.
solo più tardi proseguire inanimati nell’incerto,
ruscelli irrequieti fra poche grida, mani
di bianco come fa’ il vento sulle specie malaugurate,
voli radenti d’uccelli su abitati sfuggiti alle case.

che altro potevamo se non maturare a nudissima cosa
nel tacere dei campi,
a mani nude, e fragili fronde

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*

il film diventa probabilmente d’amore quando lui le dice:
non riesco ad immaginare niente di più bello
che invecchiare con te.

perché io non so mai quell’esterno di sguardi semplicissimi
su tutte le pagine che non ho letto, lì dove il giorno finisce,

e gli estremi si fanno franosi,
musei di memorabili parole mancate

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*

(appunto di un appunto n.0)

[adesso che tutto resta,
leso e tagliente.
una ciocca dei tuoi capelli,
un cartello stradale divelto,
una baracca dove un bosco
e una linea sterrata che porta.
poi tante colline, tantissime
colline, e la campagna fresca
di troppe mattine. adesso
quel tutto che c’è m’assenta
un viso, il vanto di una preda
sottovento, il cuore della notte
come una luce per caso]

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*

(appunto di un appunto a vuoto)

qui dove nulla torna perché tutto resta
lungodegente sotto le suole del mattino,.
ma poi cosa rimane di questo panico?
il gradino di una scapola?
i capelli in cima alle ombre?
il timbro di voce dell’azzurro?
lo schiuso d’orli stupefatti?

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