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Archive for luglio 2010

 

[appunto, senza titolo]

(mattina di pelle. e dietro la mattina finestre.forse non ci sono
nemmeno pareti. solo moltissime finestre aperte)

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[poesia sulla poesia che forse scrive ancora una sedia per restare seduta]

la chiamano così spesso poesia.
e mi domando lei come sta.
e se poi davvero sta ancora.
perché forse se ne è andata
a poche righe sott’aria
e poco più su con quel suo corpo in meno
di quando certo resta poi il nome.
così a volte mi chiedo come sta,
e se è ancora un poco più sopra,
dove il lavoro delle mani, la posizione
imprevista del cielo, qualche spazio
rovesciato, il nudo ed il pieno

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[paesaggi n. 0]

a)

mattina di pelle.
e dietro la mattina finestre.
forse non ci sono nemmeno pareti.
solo moltissime finestre aperte

b)

ieri sono venuti a prendermi.
stavo nella vasca del mio bagno.
e la vasca era vuota d’acqua.
il vuoto era le loro mani

c)

l’attuarsi così,
come il latrato
della rosa canina
di ombre proiettate
e di cose come stanno.
e la mia bocca finita
in aperta campagna

d)

forse è solo quel nudo
che si sbaglia a scrivere,
le stoviglie ammassate
dentro il mio lavandino,
la finestra che si apre
perché la stanza possa
andarsene senza di me

(ecc.)

(luglio, 2010)

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[piccola poesia studiosa]

metti un giorno.
metti che un giorno.
metti che un giorno e poi qualcosa.
metti che un giorno e poi qualcosa che sbottona un altro giorno.
metti che un giorno ma quell’altro non io e non sapendo nulla.
metti che un giorno e non sapendo nulla e si tengano tutto quel nudo addosso.
metti che un giorno e forse tutto quel nudo addosso e noi rimasti soltanto indietro, ma di
poco, ma di quasi.
metti che un giorno e poi quell’altro che aveva sbottonato sul davanti certi altri giorni.
metti che un giorno e quindi le ore ed i luoghi coperti da quel nudo e raggiunti ormai da
quei giorni che poco sopra.
metti che un giorno ma adesso lo stesso che dipinge bocche dentro le parole e bocche
soltanto come una parola.
metti che un giorno incontri quell’altro come 2 passanti e non sapendosi nudi come stanno.
metti che un giorno ed ora attraversano quei paesi senza case, quei cortili senza case (e
mancano forse le parole?).
metti che un giorno e facendosi minimi come quando vedi da lontano un giorno che scompare
dentro quell’altro che poi si sbottona da solo e ti si apre davanti con tutto quel nudo
addosso e le bocche dentro i seni e le parole che ormai dicono il nudo e tutto quel chiaro
attinto dalla strada che rende i paesi ed i cortili, e tuttavia finora nulla s’era detto.
metti che un giorno e talvolta accade.
metti che un giorno e poi qualcosa.
metti (che) probabilmente quel giorno

(appunto, poco fa)

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