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Archive for maggio 2010

 

[indizio per una felicità quasi terrena]

[indizio per una felicità quasi terrena]

c’è una grazia che non sai
dove tutto preme e nulla esce.
così che le cose stanno fissate per sempre
e la mia vista non sembra migliorare

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(brano n. 1 da un mio diario che segretamente non scrivo)

…le mie giornate passano così, prevedendo senza alcuna competenza metereologica le
condizioni attuali del cielo e di ciascuna stanza dove abito. il nuvoloso o il sereno del
cortile, le minime e le massime della sala da pranzo, i venti giusti o sbagliati dello
studio, il grado di umidità sotto le lenzuola nella camera da letto, la pioggia nel bagno
che potrebbe far esondare la vasca, i moti ondosi o la calma piattissima della cucina,
ecc. (ma che movimenti fa’ il cielo quando non lo osservo dal vivo e da vivo? così)
soltanto di sera torno a considerare che gli amori di schiena si assomigliano tutti, (la
mia donna che dandomi le spalle contempla da una ringhiera le condizioni variabili o le
varianti impazzite del mio lago e non mi dice nulla di ciò che mi accade davanti ai suoi
occhi). così quello che mi resta da fabbricare nelle ore notturne è soltanto il luogo
della cautela e del disamore. o fantasticarne tra un pasto e l’altro mentre tolgo gli
avanzi di lei dai piatti o quando incapace di piovere o soleggiare scrivere una poesia sul
quel mio scrivere di me che ha il suo dire e il suo da fare per rimettermi in gioco, per
trovarmi un posto a sedere tra i vivi, tra le mie poesie che ancora non ho scritto e già
rimaste indietro per sempre…

[27.05.10, ore 09.28]

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[lirica nanetta e romantica]

(quando le disse l’amor suo: non avrai altro vestitino sciupato che me) il vuoto delle
ascelle / quando le apri / sollevando le braccia / per tenergli stretto / il viso al mondo
( tu che sorridi alla maniera di eluard)

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[orta, dal tavolino di un bar di questa mattina]

perché non hai lasciato sola la parola?
solo e soltanto perché venisse a cercarci
lei che soffre di solitudini chiare e mai note
perché l’hai seguita sino a qui dove siamo?
dove sarebbe rimasta sola dentro la mia bocca
e non avrebbe trovato nessuno né me né te
ma avrebbe solo e soltanto iniziato la voce e
i nostri nomi e quel rumore pulito che sarebbe stato
il nostro tacere e quell’universale toccarci

 

 

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[tentativo di fretta e certo amoroso]



sono dentro le ottoecinquantaquattro
di questa mattina e devo scriverti
in fretta una poesia
pubblicarla sulle tue mani
che stanno su fino al dove tu leggi
prima che io ne esca senza sapere più
dove mi trovo poi in quale secolo
in quale uscita da te in quale
cosa o rumore il tempo non è mai questione
di tempo ma sapere l’atto di una
stanza la durata di un foglio da quali mani poi
cessando di scriverle sono caduto

(08.05.10)

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[le parole giuste]

c’è che le parole stanno
ad osservarti mentre
le leggi, le disponi nella
bocca. la luce bassa nei
molteplici interni di una
camera vuota, o
da che viso è venuta

(03.05.10)

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[fate voi]

 

[fate voi]

non c’è stato verso benché
la notte nel bosco fosse silenziosa o
(fate voi) benché volessi convincerla di,
non c’è stato verso piuttosto che
scegliere la direzione sbagliata,
non c’è stato verso perché nulla
si staccò dalla sua gola, non c’è
stato verso di rifare il verso di quando
forse m’ama o non m’ama, non
c’è stato verso benché una poesia
occorreva scriversi, non c’è stato verso
e non disse più nulla e dentro la frase
con un verso di scherno sparì

(02.05.10)

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