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Archive for 10 maggio 2017

*

(appunto di un appunto n.0)

[adesso che tutto resta,
leso e tagliente.
una ciocca dei tuoi capelli,
un cartello stradale divelto,
una baracca dove un bosco
e una linea sterrata che porta.
poi tante colline, tantissime
colline, e la campagna fresca
di troppe mattine. adesso
quel tutto che c’è m’assenta
un viso, il vanto di una preda
sottovento, il cuore della notte
come una luce per caso]

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*

(appunto di un appunto a vuoto)

qui dove nulla torna perché tutto resta
lungodegente sotto le suole del mattino,.
ma poi cosa rimane di questo panico?
il gradino di una scapola?
i capelli in cima alle ombre?
il timbro di voce dell’azzurro?
lo schiuso d’orli stupefatti?

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*

(minima)

[l’inespresso di quel bello di
quando tu taci è
il frutto di un cielo,
così ti scrivo che fuori piove,
e dalla finestra
osserveresti le ortensie
già chine, una manciata
di rose che si scrive sul muro]

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*

(semplice appunto, argomentando qualcosa)

la primavera del gesto
è un sole a parte
e il cuore
a seni nudi

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*

(per questa volta di archi)

[affacciata qui
se mai qui ti affacciassi,
fatta di natura
se mai la natura ti mancasse
di ramificare nel vento]

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*

questa mattina di pioggia il giardino è un tremato di seni,
foglia a foglia, o se preferisci magre spogliarelliste in bilico
che somigliano a qualcosa di bach che ora non ricordo.

(solo per dirti che
artisticamente è il cielo fuori luogo, quel cielo che corre incontro alle cose
quando tu smetti la mattina e ti rivesti senza scrivermi perché)

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*

dove finiscono i tuoi capelli
di mattina quando la notte
si è spostata non si sa dove e
non resta sulle cose che
la capigliatura delle tue mani
quando il vento e l’effetto
dei tuoi occhi

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