dietro il nubifragio gli ultimi nati. la resa di quelle piccole teste a picco sulla terra dove ci si posa come dal vivo e donne trovano cortili e ruscelli, e brevi spiagge sull'orlo dei fienili
[estive]
Giugno 30, 2009 by piermaria(passaggio estivo)
Giugno 11, 2009 by piermariale tue materie e fitte voci che perseguono le aule estive. fuori, nei cortili assolati degli orfanotrofi, bambini giocano ai genitori. è cosa di fine giornata all'uscita del tuo corpo quel loro aspettare poi i figli precisi. lì dove iniziano le loro case, le nostre poche ombre rimaste
ebook per Clepsydra Edition
Marzo 21, 2009 by piermariagli uomini belli ed altri cortometraggi (2005 – 2007)
Clepsydra Edition, 2009
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qualche riga sul mio bianco
Novembre 25, 2008 by piermaria[appunti]
Novembre 4, 2008 by piermaria
manca al ritratto la donna alla fermata dell’autobus.
prendi in considerazione, quindi, il cordoglio dei carnefici
qualcuno potrebbe giungere all’espressività
di una donna che non c’è
alla fermata dell’autobus
la donna (possibilmente) alla fermata dell’autobus dice:
hanno scritto tutto.
poi l’abbiamo distrutto.
è tutto da ricostruire,
e questo è creare
credo sia stata la szymborska, rivolgendosi ai suoi personaggi
(e di questo ne sono certo, erano i suoi attori ad ascoltare), ad aver sentenziato la
medesima suggestione.
penso ad "effetto notte". poi dico che questo
nella poesia non è possibile,
scriverne una descrivendo qualcosa o qualcuno che scrive a sua volta una poesia
tuttavia potrebbe accadere alla fermata di un autobus una donna
(restiamo concreti)
tutti gli orizzonti possibili da dove sarebbero giunti i pescherecci.
quindi la donna si sedette sul foglio, ad aspettare
(e questo sconfesserebbe me e la szymborska)
(qualche mattina indietro leggevo simic raggomitolato sul divano.
il rumore di un tagliaerba che giungeva dal giardino vicino
sfogliava le pagine,
senza rifilarle)
casomai la donna alla fermata dell’autobus
nel ritratto che non c’è crea il terzo movimento della sonata op. 40
di schostakowitch nella sua durata di sette minuti e 24 secondi:
il tempo di dirgli le lenzuola in autunno (e come
noi
risaliamo ai rami)
…….
……..
Ottobre 11, 2008 by piermariail rumore che fanno i libri
quando restano ad osservarmi.
diversamente,
leggo che ho smesso
di scrivere
da mesi
senza scrivere qualcosa (questa mattina)
Giugno 25, 2008 by piermariaavevo tralasciato di scrivere qualcosa. certe sere potremmo diluire il confronto con le stoviglie smesse nel lavandino, o i nubifragi tra i denti di certe parole che solo d’estate perdono la consapevolezza, sulla sommità delle parole svettano gli automatismi di ciò che sappiamo, le portate che ordiniamo al ristorante sono quelle quando giungono dalla cucina, ma solo a volte dura uno sgarbo nella bellezza, il rumore dell’onda curiosa dei passi dei turisti nel vicolo sottostante, è qualcosa che non vediamo, tuttavia rimane il principio mutevole all’infinito delle andature, il vento che adagio esce da questa finestra e si adagia sulla superficie del lago, e genera onde di turisti curiosi che risalgono i viottoli, tutti i viottoli possibili, sino al vicolo sottostante la finestra, e tralasciare consapevolmente di scrivere qualcosa è un omaggio alla bellezza, una poesia sul rumore delle forme, una poesia inesperta che insegna ogni cosa che è necessaria sapere perché la si possa non scrivere, tralasciare, ogni ora che non appartiene ad una pagina è un’ora mai stata, non conteggiabile né da noi né dal tempo, in un certo senso la chiave dell’immortalità delle letteratura, lasciare ad altri l’incombenza di scrivere e quindi della morte, e dimenticarsi di possedere le mani e soprattutto un giardino e in fondo al giardino un muro di sasso dal vivo dove crescono gelsomini ed ortiche e malve impaurite e le ombre di quando scompaiono luce e buio e ci dimentichiamo le mani ed il giardino e le poche erbe sane che ancora occupano pagine remote addossate al muro di sasso dal vivo, e certe mattine risvegliarsi tralasciando di scrivere che ci siamo risvegliati, o forse per uno sgarbo alla bellezza che possa omaggiarla dire che finalmente ci siamo svegliati, e la sommità dei tetti in sasso che osserviamo dalla finestra soprastante il vicolo non è quello stare in cima alle parole, sapendo tutto, spaesati come accade quando la finestra tralascia di scrivere che è aperta ed i libri stretti uno accanto all’altro sulle mensole ad un tratto si lasciano leggere, con le pagine apertissime e che sfogliano, ad una ad una, paziententemente, come fossero poggiati su un pontile in un pomeriggio di vento, ma qui la stanza appare chiusa ed è solo e soltanto la corrente dei nostri corpi che si spostano e pesantemente senza nulla aprire le sfogliano
[appunto sull'altro lato del lago] (questa mattina)
Giugno 13, 2008 by piermariafacili e distinte, e lo sguardo delle soglie,
mentre ancora è possibile filmare la pioggia
che irrigidisce i pomeriggi ed il vento
che passeggia tra gli attori che fabbricano
ogni cosa che vedo, tanto che a volte
correggo senza strafare gli inizi delle mie storie
e dico gli sguardi della soglia ed il vento
in mezzo agli attori che trascinano verso il basso
nei titoli di coda i loro nomi femminili,
e lo svariare da un profilo disumano all’altro
dei visi delle mie estati passate, facili e distinte
nell’umido di quest’aria che filma la pioggia
dove ristagnano i ricordi ed anche le parole e
la posizione dei luoghi che servono al pomeriggio,
la pioggia che si perde senza smarrirsi sul muro.
tuttavia gli studi più recenti sull’aria
che riposa in una piazza deserta
affermano l’immortalità degli stupori umani
ed è in quell’aria che confida il mio scrivere
ed il vivere che resta con il cielo per terra



